Articolo pubblicato il 20 Settembre 2013.
L'articolo "La Psicoterapia Dinamico Esperienziale Intensiva" tratta di: Tipi di terapia.
Articolo scritto dal Dott. Cesarino Oriani.
La Psicoterapia Dinamico Esperienziale Intensiva ha una modalità di cura molto "intensa", per questo risulta particolarmente incisiva e breve.
È una psicoterapia che, per poter funzionare, ritiene indispensabile creare una relazione interpersonale autentica tra paziente e curante. Dentro questo spazio relazionale il terapeuta aiuta il paziente a entrare in contatto con tutte le sue emozioni. È questa esperienza emozionale lo strumento principale per comprendere le cause della propria sofferenza e i meccanismi patologici che la perpetuano. Non solo per "capire", ma anche per "innescare" il proprio potenziale riparativo (le risorse) ed avviare il processo di guarigione.
La Psicoterapia Dinamico Esperienziale Intensiva o PDEI, oltre che intensiva, è esperienziale e dinamica.
È esperienziale poiché facilita l'esperienza fisica (corporea) e mentale (rappresentazioni, pensieri e fantasie) di sentimenti, affetti, emozioni, impulsi e desideri. È psico-dinamica poiché si basa sulla teoria del conflitto e del transfert per comprendere il senso dei meccanismi mentali responsabili della umana sofferenza, così come della felicità.
L'obiettivo ultimo della PDEI è di conseguire, in un tempo ragionevolmente breve, un livello adeguato di integrazione, felicità personale e buon adattamento al contesto interpersonale, sociale e culturale della persona. L'origine della PDEI parte dal pensiero e dalla ricerca di Franz Alexander (1946) che per primo perseguì esplicitamente l'obiettivo di rendere la psicoterapia analitica "più breve e più efficace". Ugualmente importanti sono stati i contributi di Sandor Ferenczi, Otto Rank e Wilhelm Reich. Dagli anni '60 in poi del secolo scorso vanno ricordate le ricerche cliniche di David Malan e Habib Davanloo, "padri fondatori" delle terapie dinamico-esperienziali.
Per due motivi.
Il primo perché, ponendo in primo piano gli aspetti più personali dello scambio tra paziente e terapeuta, metto in seconda posizione l'intervento tecnico, di solito molto enfatizzato. Ho così imparato a svelarne la sua funzione "magica" e inutilmente difensiva. Quando riesco a prestare attenzione e cura alla persona che mi sta di fronte, i miei interventi tecnici diventano più netti ed incisivi; lasciando al paziente la responsabilità e la gratificazione del processo di guarigione.
Il secondo motivo è altrettanto importante.
Nel corso del tempo, quest'aspetto della PDEI, cioè mettere in primo piano la relazione, si è rivelato fecondo anche per me, terapeuta.
Ho infatti scoperto che quando utilizzo le tecniche, secondo i ritmi dello scambio, tutto diventa armonioso ed il "paziente" si trasforma in una "persona" che mi restituisce conoscenza ed affetto. Così alla fine della terapia, nel salutarci, posso esprimere un grazie sincero.